UZTZU, postmodernismo in una T-shirt

UZTZU, postmodernismo in una T-shirt

Un approfondito articolo su Uztzu da   Fashion 360 Magazine...vediamo cosa scrivono gli altri su di noi.

Post-modernismo in una T-shirt

“I segni non sono oggetti empirici. Gli oggetti empirici diventano segni (o sono visti come segni) solo dal punto di vista di una decisione filosofica.” – Umberto Eco

Ora possiamo indossare la filosofia. Uztzu, un marchio di abbigliamento italiano che sta rapidamente raggiungendo il successo in Europa, ha appena lanciato la sua Q-shirt, e prima che tu possa leggere altro su questo sito, ti verrà voglia di correre in negozio e prenderne un paio prima che siano esaurite. Cosa la rende così speciale? Dunque, prima di tutto è la prima maglia “quattro in uno”, il che significa che la puoi indossare dalla parte dietro, davanti o in entrambi i lati sia dentro che fuori, cambiando stile ogni volta. Poi c’è il fatto che le stesse magliette sono create usando materiali riciclati al 100%, quindi solo comprandone una contribuirai a spingere il mondo della moda nella direzione della sostenibilità ambientale.

Queste sono le caratteristiche di design oggettive ed empiriche che rendono la Q-shirt così piacevole; ma a dire il vero iniziano appena a dare un’idea del perché sia così bella! La Q-shirt sintetizza minimalismo e massimalismo, fondendo senza paura estetiche notevolmente diverse sulla stessa superficie. Immaginando queste superfici in tre dimensioni, i cui rapporti dell’una con l’altra possono cambiare nel tempo, Uztzu ha conferito il potere anche a chi indossa i suoi abiti di essere parte del processo creativo. E il modo in cui hanno riempito lo spazio tridimensionale con la stessa magnifica sicurezza di una statua romana garantisce che in nessun momento del processo creativo metterai insieme qualcosa di brutto o azzardato, come se fosse un errore.

In tal senso queste magliette sono un progetto veramente postmoderno. La gamma visiva e l’equa considerazione degli effetti estetici e meccanici del design riflettono la realtà frammentaria e multipolare della vita urbana moderna. Prende il lignaggio del lusso italiano e trasformandosi in un simbolo che a sua volta si trasforma in una citazione trasporta quel lignaggio nel regno del conveniente, dell’accessibile, del sexy.

Questo diventa evidente soprattutto con l’omaggio “rosso su bianco” alla famosa statua di Laocoonte. È proprio un mondo a parte. Si regge in piedi da sola e sarai in grado di realizzare uno stile perfetto accostandole qualsiasi pantalone, scarpa o cappello. Per quanto riguarda il suo aspetto, anche la più lieve piega del marmo è preservata nelle curvature e nella sagoma della maglietta, e una facciata impeccabile fa il massimo per convincere i tuoi ammiratori che stanno osservando la statua vera. In realtà nemmeno ai giorni nostri siamo sicuri se la statua sia stata scolpita in Grecia o sia giunta a noi come copia romana, ma solo che fu conservata per caso in condizioni quasi immacolate e che trovò un posto nei musei vaticani unicamente in virtù della sua bellezza. La statua stessa è certamente una citazione, una spinta a tradurre la viscerale intensità della poesia di Virgilio alle masse incolte.

Quell’intensità stabilisce un equilibrio tra il pianto per il mondo che muore istante dopo istante, e la gioia che realizza le verità essenziali, assolute e immutabili. L’intensità si è diffusa attraverso il potere mistico della metempsicosi, trasportando e traslando se stessa ripetutamente nel corso della storia, da Omero a Virgilio, da Dante a Joyce a David Foster Wallace, fino ad ora.

Va bene, ok. Forse la Q-shirt non è importante quanto le opere più esemplari della cultura occidentale. Ma è veramente molto molto bella. E come si dice in questa stagione postmoderna della moda, bella è tutto ciò che deve essere.

Autore: Christopher Siemer


      

0 commenti

Scrivi un commento

Comments are moderated